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Mostra Fotografica di Gian Paolo Barbieri

Mostra Fotografica di Gian Paolo Barbieri

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"Nessun fiore è banale"


A cura di Maurizio Beucci

Tra i primi soggetti della fotografia, sin dalla sua nascita, ci furono le piante e i fiori. Henry Talbot, Anna Atkins e Julia Margaret Cameron già a metà dell'800 avevano collezionato probabilmente centinaia di fotografie di fiori.

Per quale motivo? D'altronde le nature morte si potevano realizzare con qualsiasi cosa, anzi, a ben pensarci un fiore era destinato a durare molto meno di un cesto di mele o di una pera, rendendo assai più complicato realizzarne una fotografia. Cézanne nel dipingerle doveva averlo compreso bene. Eppure, la bellezza del fiore doveva essere irresistibile per il fotografo. Il giardino, l'insieme floreale, faceva da sfondo ai tanti ritratti dei pionieri della fotografia dell'epoca vittoriana, ne era lo sfondo e ancor più spesso la fonte d'ispirazione e i fiori, spesso, diventavano i soggetti.

Nel 1860 Roger Fenton realizzò nel suo studio una serie di più di 40 negativi i cui unici soggetti erano piante e fiori. Gigli, rose, garofani, astri, lillà e campanule erano simboli da decodificare. Nell'epoca vittoriana, essi rappresentavano soprattutto in fotografia i sentimenti e le parole che la morale non poteva (o sapeva) intercettare. Una sorta di enigma inosservato in grado di arrivare al ricevente, senza filtri. Il simbolismo floreale non è però certo invenzione della fotografia, ma è tramite la fotografia che si amplifica e diventa potente. Disegnare un fiore non è come fotografarlo, la fotografia ne certifica l'esistenza rilevandone il passaggio.

I fotografi hanno da sempre giocato con il reale per spostare la nostra attenzione verso l'immaginario. La materia di cui sono fatti i sogni in fin dei conti è la realtà, ma ciò che può trasformare la realtà in sogno è l'immagine, l'immaginato e quindi la fotografia. Ma se la fotografia rileva il reale, può diventare evocativa? Apparentemente no, l'evocazione sembra essere proprietà esclusiva della poesia. Eppure, e questo è il caso di Gian Paolo Barbieri, il fotografo può utilizzare la fotografia al modo del poeta, per scrivere anch'esso i propri versi.

Sotto la lente del poeta infatti nulla è banale, e come affermava Basaglia, visto da vicino nessuno è normale. Grande osservatore, contemplatore, Gian Paolo Barbieri è poeta con l'immagine. I fiori di questa mostra ci mostrano grazia, eleganza e bellezza, ma la chiave per comprenderne il significato è racchiusa nella nostra capacità di osservare, dobbiamo imparare a rimanere di fronte ad ogni fotografia predisponendoci alla noia, dobbiamo far spazio all'attenzione contemplativa se vogliamo apprezzare il senso delle cose. Le fotografie dei fiori, come i fiori, vanno viste da vicino, perché visto da vicino nessun fiore è banale.

 

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Fondazione Gian Paolo Barbieri

La Fondazione Gian Paolo Barbieri, costituita nel 2016 dallo stesso artista, è un’istituzione culturale che opera nel settore delle arti visive e che persegue finalità di promozione della figura artistica del Maestro Gian Paolo Barbieri, delle sue opere fotografiche, dell’attività artistico-creativa nonché, più in generale, di promozione della fotografia storica e contemporanea.

Gian Paolo Barbieri è uno dei fotografi più influenti della seconda metà del Novecento e con la costituzione della Fondazione compie un’azione che mira alla divulgazione di un patrimonio artistico costituito dal suo archivio, che custodisce più di 1.000.000 di scatti: tra negativi e positivi, 3200 polaroid, più di 2800 opere vintage, oltre ad innumerevoli pubblicazioni, sculture e dipinti fatti dall’artista stesso, rendendo accessibile al pubblico uno strumento di ricerca molto potente dagli anni ’60 ad oggi.

L’attività della Fondazione ha come scopo principale, la conservazione, la tutela, la gestione, la protezione, l’acquisizione, l’archiviazione, la catalogazione, l’autenticazione e la promozione dell’archivio e delle opere del suo fondatore, con l’intento di divulgare la cultura fotografica, fortemente legata alla storia della moda italiana, ma non solo; infatti l’archivio è testimone di oltre sessanta anni di storia dell’Italia, della sua cultura e della sua società. Si aggiungono inoltre le attività legate alla formazione dei giovani in collaborazione con istituzioni universitarie e accademiche, attraverso percorsi di stage, workshop e attività formative coerenti con le finalità sociali.

Sempre attenta alle nuove emergenti proposte, la Fondazione ha sempre avuto un occhio di riguardo verso quella che è la giovane fotografia. Riprendendo le stesse parole del fondatore Gian Paolo Barbieri, il compito principale della sua generazione è lasciare ai giovani una legacy che possa essere utile nell’intraprendere questo mestiere, sempre più difficile e complesso.

www.fondazionegianpaolobarbieri.it 


Dove: Chiesa dei Battuti

Quando: Dal 1 giugno 2024